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Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Interno notte – Stanza in penombra – Al computer un uomo sta scrivendo una lettera.

 

«Caro Pieruti,

ti scrivo da questo presente infetto, tu l'hai già visto ma oggi vorrei ascoltare il suono della tua voce, indossare la tua giacca, i tuoi occhiali, e guardare nella tua macchina da presa, usarla come alibi della mia incapacità d'agire, e sentire l'odore preciso del rifiuto. Rileggerne i movimenti e le parole, coltelli impugnati dalla parte tagliente, segni che incidono l'anima come le trincee dei tuoi zigomi larghi. Riavvolgere i suoni dell'inattua(bi)le: camminare in un passato che non è il mio, riprodurre un futuro che non è il tuo.

Ti vorrei qui, adesso, a guardare i saltatori sul carro, a sentire il raschio sull'ardesia: celebrazioni e convegni, purificazione della memoria e convalida postuma; qui con le vecchie scimmie del nuovo mondo, il Duca, il Monsignore, l'Eccellenza e il Presidente, nell'ipocrita ostensione di una finta grazia fuori tempo massimo, democrazia omeopatica in divieto di sosta; ma ancora costretti a scambiarsi sacche di sangue velenoso (similia similibus curantur). Sventolano cartoncini dorati, li vedi? Hanno premiato Salò alla Mostra di Vinegia, il restauro, non il film, andiamoci piano. Le loro ghigne non si scostano dalla tua tavola imbandita, ridono nel Girone della Merda, lontani come la Luna. Lo so, nessuno ancora ha chiesto scusa. Il frate e lo scienziato hanno atteso quattro secoli: tu, intellettuale difettoso, puoi aspettare, accontentarti di una lucidatina alle scarpe. Ma non temere, oggi non siamo più in pericolo, siamo già perduti. La situazione è sfuggita di mano ma si autolivella, la regìa converge senza regista: sono i mezzi a governarci, non il contrario; quelli che tu sai, spranghe e cannoni, consigli di amministrazione e manovre di borsa, case editrici e televisione. Sì, l'acqua sale e continua a salire da quei tombini ingorgati, è la stessa acqua, acqua innocente, acqua piovana, ma continua a salire, le poesiole innocenti e le musichette, anestetico che penetra in ogni cellula, materia sintetica del twitter-virus che intacca la dura madre e scarnifica l'ultima calcomania del pensiero terminale. Nessuno ancora ha chiesto scusa, no; l'acqua sale e continua salire e nessuno cerca “dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo tutti annegati”».

Stacco.

 Due giovani soldati repubblichini, annoiati e indifferenti attendono ordini in una stanza della villa. Una radio d'epoca trasmette i Carmina Burana di Orff; il primo soldato cambia canale e sintonizza la radio sulle note della musichetta degli anni quaranta Son tanto triste, poi sorride e guarda l'altro:

-       Sai ballare?

-       No.

-       Dai, proviamo

-       Proviamo un po'

Improvvisano incerti passi di walzer.

-       Come si chiama la tua ragazza?

-       Margherita.

FINE