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Alla ricerca di Vivian Maier

Vivian Maier
Vivian Maier

Vivian Maier: la più importante street photographer del XX secolo.

 

Vivian Maier è un nome poco conosciuto, ma con una storia affascinante. Vivian Maier è una fotografa, precisamente la più importante “street photographer” del XX secolo, purtroppo scoperta solamente due anni prima della sua morte. Antesignana dei contemporanei “selfie”, nasceva a New York nel 1926, di origine francese e austro-ungarica, passò la prima parte della sua vita in Francia, per poi trasferirsi definitivamente a New York nel 1951.

Sono gli anni '50, e al centro della cultura della classe media statunitense cresceva l'ossessione per i beni di consumo e contemporaneamente nascevano i primi movimenti per i diritti civili degli afro-americani. In questo contesto storico viveva Vivian , che per mantenersi faceva la tata, e nel tempo libero si dedicava alla sua passione: fotografare la gente. Portava con sé una Rolleiflex e per le vie di New York scattava dei ritratti stupefacenti, vivi, onesti della realtà che rappresentavano. Lei era un'artista concreta, istintiva, umile e timida, addirittura nascondeva da occhi indiscreti le sue foto.

Nel 1956 la signorina Maier si trasferì a Chicago per lavorare come tata in una famiglia che le mise a disposizione una camera oscura (e un bagno privato!), in questo modo poteva, personalmente, sviluppare le sue fotografie. Non appena i bambini che accudiva divennero grandi, Vivian dovette passare ad altre famiglie che non sempre le mettevano a disposizione una camera oscura e ciò comportò ad avere sempre più negativi non sviluppati. Proprio in questi anni decise di passare alla fotografia a colori, utilizzando una Leica III c. Questo cambiamento stilistico viene poi evidenziato dalla scelta della fotografa di non rappresentare più le persone, bensì oggetti, giornali e graffiti che trovava per strada.

Negli anni '80 e '90 la nostra “Mary Poppin's” dovette far fronte a una crisi economica grave, e per rimanere a galla decise di lasciare tutti i suoi effetti personali, tra cui i negativi e la macchina fotografica, in un magazzino. Divenuta senzatetto, una famiglia per cui lavorava in passato, sensibile alla situazione della Maier, provvide al pagamento di un piccolo studio/appartamento dove la fotografa poteva finalmente vivere. Non potendo pagare l'affitto del magazzino, tutto il suo lavoro (che comprendeva anche più di 100.000 negativi) venne venduto nel 2007 alla RPN Sales, che a sua volta mise all'asta l'intera vita di Vivian, e proprio in quella occasione che John Maloof comprò una scatola piena di negativi a soli 380 dollari.

Maloof (giovane fotografo e regista) scansionò tutti i negativi e dopo un lavoro di 6 mesi li pubblicò sul suo blog e la risposta del pubblico fu straordinaria, così decise insieme all'amico Charlie Siskel, produttore cinematografico e televisivo, di condurre una ricerca sulla Maier, fino ad allora sconosciuta ai più. Questa indagine portò alla creazione del documentario “Alla ricerca di Vivian Maier”, uscito al cinema nel 2014.

Purtroppo la nostra cara tata morì prima di poter vedere il successo delle sue opere.

Howard Greenberg Gallery, 41 east 57th street, New York

 

Fonte: Vivian Maier Photographer